Categoria: news EU

  • Libertà di stampa e pluralismo dell’informazione ad un bivio cruciale in Europa

    Libertà di stampa e pluralismo dell’informazione ad un bivio cruciale in Europa

    Articolo di Jon Enley per il Guardian

    LINK AL RAPPORTO : https://www.liberties.eu/f/oj-aem

    LINK ALL’EUROPEAN MEDIA FREEDOM ACT IN ITALIANO

    Secondo un rapporto recente il pluralismo nei media Europei sta subendo la stretta mortale dovuta ad una eccessiva concentrazione delle aziende che ne posseggono la proprietà e questo anche in quei paesi che, tradizionalmente, hanno un libero mercato del settore. In base al rapporto la stessa libertà di stampa è in bilico in tutta l’area EU.

    Secondo il rapporto, presentato da Civil Liberties Union for Europe (Liberties) e basato sul lavoro di 43 gruppi ed associazioni di difesa dei diritti umani che lavorano in 21 paesi UE, “la libertà di stampa ed il pluralismo sono sotto attacco in numerosi paesi dell’Unione Europea e in qualche caso è una battaglia per la esistenza stessa di questi diritti

    Stretti tra la poche regole di trasparenza circa le proprietà editoriali, la sempre maggior influenza dei governi sui media pubblici, le minacce dirette ai giornalisti, la libertà di stampa e la pluralità dell’informazione “sono sotto attacco in Europa e combattono in molti casi una battaglia per la sopravvivenza

    Non c’è da meravigliarsi” dice Jonathan Day, redattore capo del report , che continua spiegando:

    “Quei governi che vogliono indebolire la forza delle leggi e le istituzioni democratiche, solitamente per prima cosa cercano di controllare l’informazione”


    Day ricorda come l’European Media Freedom Act, l’atto che dovrebbe tutelare la libertà dell’informazione, “abbia già riscontrato molte resistenze ancora prima di diventare esecutivo; come davvero otterrà applicazione, un successo nella sua applicazione, in alcuni paesi EU, potrà fare la differenza per la libertà dei media

    Il rapporto ha individuato una eccessiva concentrazione di media nelle mani di pochi attori; in particolare in Croazia, Francia, Ungheria, Olanda, Slovenia, Spagna e Svezia; in questi paesi pochi ultra ricchi posseggono molta della informazione. Questa situazione è peggiorata, anche, dalle inadeguate regole relativamente alla trasparenza circa chi possiede, veramente, informazione e media. In base proprio all’EMFA ogni paese EU avrebbe dovuto creare degli archivi accessibili e pubblici cui far riferimento circa i proprietari dei media e delle testate informative, la maggior parte dei paesi è in grave ritardo su questo aspetto; forse i databse saranno pronti per agosto.

    In Francia il rapporto afferma che “la sfida da affrontare per il pluralismo dell’informazione è significativa” evidenziando l’acquisto del gruppo Hachette da parte del miliardario Vincent Balloré: non è certo un caso che in molte delle testate e case editrici del gruppo Hachette si siano insediati direttori benevoli con le opinioni dell’ultra miliardario e conservatore Balloré;

    in Italia, sottolinea il rapporto, è preoccupante che una delle agenzie di stampa di punta, l’AGI, sia stata acquisita dal Gruppo Angelucci, il cui proprietario, Antonio Angelucci, parlamentare di estrema destra della Lega, già possiede numerose testate nazionali, come Il Giornale, Libero, Il Tempo.

    D’altro canto anche in Svezia (Bonnier possiede il 43% della proprietà dei giornali in abbonamento con edizioni quotidiane) e Paesi Bassi si assiste ad una concentrazione della proprietà dei media nelle mani di pochi grandi gruppi (RTL Nederland e Talpa Network possiedono il 75% di tutte le reti televisive, DPG Media possiede grandi fette dell’informazione online e medita di acquisirne ancora di più)

    Preoccupazioni per il pluralismo dell’informazione stanno crescendo anche il Germania, dove la crisi dei lettori dovuta anche alla digitalizzazione, ha imposto alle testate locali e nazionali tagli nel personale delle redazioni che hanno toccato il 62%.

    Il picco della concentrazione di potere nelle mani di pochi si raggiunge, però, in Ungheria dove la Central European Press and Media Foundation (Kesma) fedelissima al Primo Ministro Orban, possiede diverse centinaia di compagnie di media; già nel 2010 gli oligarchi vicini ad Orban hanno fatto man bassa, acquistando organi di informazione che, poi, sono stati “donati” al gruppo KESMA, secondo il rapporto, quindi, KESMA funziona come “un conglomerato di media, centralizzato e pro governo”

    Seguono l’esempio ungherese anche i governi di Bulgaria, Croazia, Grecia, Malta e Spagna : con operazioni opache, come l’acquisto di quote pubblicitarie, i governi cercano di condizionare l’azione della informazione e dei media nazionali.

    Il rapporto afferma che non solo in Ungheria, dove i media di proprietà pubblica sono di fatto “portavoce ed ostaggio del governo” anche in Slovacchia si sta prendendo questa china: una nuova legislazione ha, di fatto, eliminato garanzie per l’indipendenza editoriale; simile situazione in Croazia, Grecia, Bulgaria ed Italia dove i media pubblici subiscono pressioni da parte dei governi e appaiono vulnerabili.

    Sul fronte della sicurezza personale dei giornalisti il report individua una serie di attacchi nel solo 2024: i discorsi d’odio, le aggressioni fisiche, le violenze da parte delle forze dell’ordine sono state registrate in numerosi paesi come Francia; Germania; Ungheria e Spagna; in altrettanti paesi nel mirino finiscono sopratutto le giornaliste.

    Il rapporto individua, anche, una particolare forma di aggressione verso i giornalisti: il così detto SLAPP (strategic litigation against public participation ) cioè le denunce in sede giudiziaria che i giornalisti subiscono e che rappresentano “un potenziale rischio per l’esistenza stessa

    questa particolare forma di minaccia è praticata in dozzine di paesi dell’area EU, esemplare il caso della Slovacchia, dove il Primo Ministro, Robert Fico, ha intentato una causa di questo genere contro un giornalista.

    Sempre in base al rapporto si evidenzia come numerosi funzionari pubblici abbiano ostacolato il lavoro giornalistico sia facendo resistenza passiva sia negando apertamente il diritto ad una informazione libera, esempi di questo tipo ci sono stati anche in Germania; Grecia; Malta; Paesi Bassi e Spagna

    Iscriviti

    Inserisci la tua e-mail di seguito per ricevere gli aggiornamenti.