Europa

Tribune: Inghilterra, una guerra a base di apartheid dentro il Servizio Sanitario Pubblico
In questi pochi anni lavoratori del servizio sanitario pubblico sono diventati oggetto di diffamazione, attacchi dei media e persecuzione sul posto di lavoro, tutto perché hanno espresso solidarietà ai palestinesi.
Londra, 14 agosto 2024, Nadeem Crowe, medico specializzato in medicina d’emergenza presso il Royal Free Hospital, riceve una mail, mentre è al lavoro: è sospeso dal servizio con effetto immediato. Il motivo lo scoprirà nei giorni seguenti: il Dottor Crowe ha commentato un video, che ha avuto ampia diffusione sui social, in cui, nella prigione di Sde Teiman, in Israele, si vede un prigioniero violentato da militari israeliani. Crow ha commentato il video scrivendo che simili barbarie, già note e che adesso sono meglio conosciute, resteranno per sempre come una macchia nella storia di Israele ed ebraica. [ Il caso del dottor Nadeem Crow , non è isolato. ] il quadro di censura che emerge pone interrogativi minacciosi su più fronti: in primo luogo circa la libertà del personale di poter esprimere, senza timore di rappresaglie, le proprie idee e la solidarietà ai palestinesi ; in secondo luogo: negare agli operatori sanitari, che per definizione sono protesi alla salvaguardia della vita umana, la possibilità di esprimere pareri forti ma professionalmente appropriati; silenziarne il giudizio su questioni che, comunque, hanno chiare implicazioni sanitarie è svuotare il cuore stesso della professione medica, inoltre appare evidente una implicazione razziale dietro questi episodi .
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Jacobin Mag : La Spagna fa bene a rifiutarsi di aumentare la spesa militare
Il Primo Ministro di centro-sinistra, Pedro Sanchez, ha rotto i ranghi e ha rifiutato di aumentare al 5% del PIL la spesa militare.
In una lettera spedita a Rutte, Segretario della NATO, prima del vertice che si terrà all’Aia Sanchez ha esposto i motivi che hanno indotto la Spagna a ritenere impossibile una spesa del 5% del PIL in riarmo: in primo luogo questa percentuale comporterebbe gravi tagli nelle politiche di welfare del paese, oppure un incremento nella tassazione per la classe media; in secondo luogo adesso si tratterebbe, in sostanza, di investire soldi europei in armamenti USA . Sanchez fa, infatti, notare, che spingere gli Stati Europei ad acquisti standard di armamenti prodotti in altri Paesi, non solo comporterebbe un guadagno per Paesi fuori dall’area EU , ma comporterebbe, anche, un sostanziale indebolimento della industria europea.
Sanchez si trova comunque isolato, deve mantenere un difficile equilibrio sia sul fronte internazionale, dati i nuovi scenari che hanno visto l’emergere di nuove alleanze (il così detto triangolo di Weimer: Francia, Germania, Polonia) sia sul fronte interno: non può e non vuole perdere pezzi di coalizione. Così da un lato non ascolta la sirena di Mertz (Germania) che tuona contro una eccessiva dipendenza dal potere militare USA , più per spingere l’Europa ad incrementare le spese militari, dall’altro ha comunque aumentato in appena due anni la spesa militare spagnola e al tempo stesso ha assunto un basso profilo nei confronti di quelle iniziative europee più marcatamente “riarmiste”
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NOTA DEL TRADUTTORE: poche ore prima del vertice NATO di oggi, martedì 24 giugno, Sanchez e Rutte pare abbiano raggiunto un accordo: la Spagna destinerà alla Difesa una quota diversa del 5% chiesto da Rutte, purchè comunque rispetti gli obiettivi di difesa previsti dalla NATO. Vi è tuttavia incertezza circa la quota finale che la Spagna verserà: per Rutte dovrebbe aggirarsi intorno al 3,5% per Sanchez al 2,1% . La Spagna ha già in precedenza rimarcato che la quota del 5% imposta da Rutte e pretesa da Trump fosse irragionevole ed arbitraria. la Spagna sottolinea comunque che la strada è il dialogo e non certo l’imposizione.
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Medio Oriente

+972 Magazine Con la scusa dell’attacco all’Iran Israele soffoca la West Bank
Sono centinaia i varchi e le strade chiuse dall’esercito israeliano nella West Bank, una annessione sotto falso nome.
Venerdì mattina i cittadini israeliani si sono svegliati ed hanno scoperto che erano in guerra con l’Iran. I Palestinesi della West Bank, invece, hanno scoperto di essere in un completo lockdown . Per decenni i posti di blocco e le chiusure delle strade sono stati la norma, intensificati dopo il 7 ottobre. Con l’attacco all’Iran, però, la possibilità di muoversi per i Palestinesi della West Bank è sempre più ridotta, quasi nulla. Sono stati chiusi i varchi verso Gerusalemme ed il confine verso la Giordania. L’esercito giustifica queste misure con l’esigenza di dover spostare truppe su altri fronti ma, di fatto, la massiccia presenza di riservisti, molti coloni, ha aumentato la presenza militare nella zona.
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foto di Engin Akyurt su Pexels

+972Magazine: Hunger games, dentro la trappola mortale che uccide con la fame i palestinesi
Di Ahmed Ahmed e Ibtisam Mahdi
Sono più di 400 i palestinesi uccisi, solo nell’ultimo mese, durante la distribuzione di cibo ad opera dell’esercito israeliano. I sopravvissuti raccontano di essere stati costretti a calpestare i cadaveri per prendere un poco di farina: “non abbiamo scelta, cosa altro posiamo fare?”
Undici giugno da poco il sole è sorto, Hatem Shaldan, diciannove anni e suo fratello, Hamza, di ventitré, stanno aspettando i camion che dovrebbero distribuire cibo; sperano di prendere della farina per la propria famiglia, di cinque persone. Verso le 13.30, insieme a dozzine di palestinesi affamati, sono in Al-Rashid Street, si è sparsa la voce che in quel corridoio dovrebbero distribuire la farina, dopo due ore sentono urlare “i camion stanno arrivando”, subito dopo partono i colpi di artiglieria dell’esercito israeliano. Hamza ritornerà a casa in un sudario.
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foto di Zeyenep Silan